Silken artworks of Como

ITA:

Prodotti artigianali di seta di Como

Use player to listen to Italian version

English

Words by Martin Gani

Half the merit goes to a domesticated blind butterfly that scientists call Bombyx Mori,’ says Diego Masciadri, the curator of the Museum of Silk in Como, Italy. ‘Without it we wouldn’t have silk, the illustrious raw material used in Como to create silken artworks.’ The museum is part of an establishment aptly named Setificio (silk-factory), which educates and trains Como’s silk artisans of the future.

Como identifies itself with silk at its best. Numerous fashion designers around the globe commission silk from Como, which has made the city famous worldwide and brought much pride, and wealth, to the local people. In the city and its environs some 2,400 highly specialized firms employ some 30,000 artisans to make top-end silk fabrics and accessories. Excepting the large companies like Ratti and Mantero, who have their own textile designers, weaving, dyeing and printing factories, the others deal with just one of these stages.

Masciadri continues, ‘Although there are some 500 wild varieties of caterpillars that can produce silk fibres, the Bombyx is the most widely used because compared to the wild varieties the protein-rich filament it ejects is more regular, smoother and rounder, hence it doesn’t break or entangle; it absorbs dyes better, and is so resistant that one cocoon can yield a continuous strand of up to 1 km long. Weight for weight it is stronger than steel.’

Vital statistics

What makes silk so shiny, how many cocoons are needed to make a tie or a blouse? How many silkworms does it take to produce a kg of silk? I quiz Matteo Mottin, a Setificio graduate with over 15 years of experience in silk production, ‘Silk fibres are triangular,’ he responds, ‘and reflect light just like a prism, giving silk its luxurious sheen and feel. It takes about 100-120 cocoons to make a tie, six times as many will be necessary for a blouse. More than 5,000 silkworms will be needed to produce about 1 kg of raw silk.’

Where do the fabric designs come from? The city harbours numerous studios which do nothing but create new motifs and patterns mostly by hand. Roberto Mozzanica, a textile designer and the owner of Linea Studio, explains, ‘A lot of research goes into what’s in fashion, we get some input from specialized magazines or from our clients or agents in various countries, but these rarely go beyond suggestions like ‘exotic,’ ‘metallic,’ ‘floral’ or ‘hippy.’ What’s fashionable in London may not be ‘in’ in Paris or New York or Japan for that matter. Sometimes we generate ideas working closely with a fashion designer.

Alessandra Guffanti, a designer from Como who worked for Burberry, echoes much the same content and informs me, ‘Sometimes a client may turn up with a pattern scrawled on a scrap of paper, or a magazine cutting and explain what they have in mind. If it’s a tie it might take an entire day to get it right, for a foulard (square scarf) around 10 days may be necessary.’

No substitute for the human touch

Can computers help? Sergio Castelli, one of few who also utilize computer-aided design (CAD), answers, ‘Computer is only an aid, it helps you to make complex geometric patterns, variants, or you can scan and elaborate hand-made designs, try out numerous backgrounds for instance, and do it all very quicky. But in the case of foulard, it’s very hard for a computer to reproduce the type of detail the human hand, and brain, can achieve.’

When did silk come to Como? As the Renaissance got underway in Tuscany, sericulture took hold in the Dukedom of Milan to which Como belonged. As the power of Milan’s dukes, the Visconti, declined, silk production increasingly seeped into the Lake Como area, indeed the first silk-spinning factory was set up at the pretty, lake-side village of Bellano in 1510 and by 1550s the villagers were producing silk drapes. According to Milan’s city archives, in the mid-16th century Como had 124 silk mills, twice as many were recorded in 1748 and one in seven of the city’s 14,000 inhabitants worked in the silk industry.

Although sericulture as a way of life in Como has disappeared, a new culture which concentrates on transforming raw silk into artworks has taken its place. As Masciadri sums up, ‘Silk is a symbol, an identity, and a lifeline for our city. It is silk, as well as the beauty of our lake, that put us on the map. We have to not only cherish but also protect our silk heritage.’

Italian
Italian translation courtesy of Andrea Antonioni

Metà del merito va ad una farfalla ceca addomesticata che gli scienziati chiamano Bombyx Mori ,’ dice Diego Masciadri, il curatore del Museo della Seta a Como, Italia. ‘Senza di essa non avremmo la seta, l’illustre materia prima utilizzata a Como per creare prodotti artigianali di seta.’ Il museo fa parte di una struttura chiamata Setificio (fabbrica di seta), che coltiva e addestra gli artigiani della seta di Como del futuro.

Como si identifica con la seta al suo meglio. Numerosi disegnatori di moda in tutto il mondo richiedono la seta da Como, che ha reso la città famosa a livello mondiale e ha portato molto orgoglio, e opulenza, alla gente del posto. In città e dintorni circa 2.400 ditte altamente specializzate impiegano non meno di 30.000 artigiani per fare tessuti di seta di alta qualità e accessori. Eccetto le grandi ditte come Ratti e Mantero, che hanno i loro propri disegnatori di tessuto, fabbriche di tessitura, tinteggiatura e stampa, le altre si specializzano in solo alcune di queste fasi.

Masciadri continua, ‘Sebbene ci siano 500 varietà selvatiche di bachi che possono produrre fibre di seta, il Bombyx è quello più largamente usato poichè a confronto con le varietà selvatiche il filamento ricco di proteine che esso espelle è più regolare, liscio e rotondo, così che non si rompe o attorciglia; assorbe meglio la tinta, e è così resistente che una larva può cedere un filo continuo lungo fino a 1 km. Peso per peso è più forte dell’acciaio.’

Statistiche vitali

Cosa rende la seta così lucente, quante larve sono necessarie per fare una cravatta o una camicia da donna? Quanti bachi da seta sono necessari per produrre un kg di seta? Ho chiesto a Matteo Mottin, un laureato del Setificio con più di 15 anni di esperienza nella produzione della seta, ‘Le fibre di seta sono triangolari,’ risponde, ‘e riflette la luce proprio come un prisma, dando alla seta la sua lucentezza lussuosa e tessitura. Ci vogliono circa 100-120 larve per fare una cravatta, sei volte quante ne saranno necessarie per una camicia da donna. Più di 5.000 bachi da seta saranno necessari per produrre circa 1 kg di seta grezza.’

Da dove vengono i disegni tessili? La città ospita numerosi studi che non fanno altro che creare nuovi motivi e composizioni soprattutto a mano. Roberta Mozzanica, una disegnatrice e proprietaria di Linea Studio, spiega, ‘Molta ricerca è impiegata in ciò che è richiesto nella moda, otteniamo delle informazioni da riviste specializzate o dai nostri clienti o da agenti in vari paesi, ma questi raramente vanno oltre suggerimenti come ‘esotico’, ‘metallico’, ‘floreale’ o ‘hippy’.’ Ciò che è di moda a Londra potrebbe non essere ‘in’ a Parigi o a New York o in Giappone. A volte generiamo idee lavorando gomito a gomito con un disegnatore di moda.

Alessandra Guffanti, una disegnatrice di Como che ha lavorato per Burberry, echeggia molto dello stesso contenuto e mi informa, ‘A volte un cliente può presentarsi con una composizione disegnata su un pezzo di carta, o un ritaglio di rivista e spiega cosa ha in mente. Se è una cravatta ci può volere un intero giorno per ottenere la cosa giusta, per un foulard (una sciarpa quadrata) potrebbero essere necessari circa 10 giorni.’

Nessun surrogato per il tocco umano

Gli elaboratori elettronici possono aiutare? Sergio Castelli, uno dei pochi che utilizzano il disegno assistito dall’elaboratore (CAD), risponde, ‘Il computer è solo un aiuto, ti aiuta a fare composizioni geometriche complesse, varianti, o puoi scannarizzare e elaborare disegni fatti a mano, provare numerosi sfondi per esempio, e farlo tutto molto velocemente. Ma nel caso del foulard, è molto arduo per un elaboratore riprodurre il tipo di dettaglio che la mano dell’uomo, e il suo cervello, possono raggiungere.’

Quando è arrivata la seta a Como? Mentre il Rinascimento si instaurava in Toscana, la sericultura ha preso piede nel Ducato di Milano al quale apparteneva Como. Mentre il potere dei Duchi di Milano, i Visconti, declinava, la produzione di seta, si radicava sempre più nell’area del Lago di Como, infatti la prima fabbrica di filatura della seta era stabilita nell’ameno paese lacustre di Bellano nel 1510 e negli anni 1550 gli abitanti producevano drapperia di seta. Secondo gli archivi della città di Milano, alla metà del 16mo secolo Como aveva 124 mulini di seta, il doppio era registrato nel 1748 e uno su sette dei 14.000 abitanti lavoravano nell’industria della seta.

Sebbene la sericultura come stile di vita a Como è scomparsa, una nuova cultura che si concentra nella trasformazione della seta grezza in prodotti artigianali ha preso il suo posto. Come Masciadri riassume, ‘La seta è un simbolo, una identità, e un canapo di salvataggio per la nostra città. E’ la seta, oltre alla bellezza del nostro lago, che ci ha messo sulla mappa. Dobbiamo non solo coltivare ma anche proteggere la nostra eredità della seta.’

More Dual Language Articles...

Italian Language eBooks